Preoccuparsi di Giorgia

Le riflessioni di Marco Cappato, leader della lista Referendum e Democrazia, sullo strumento referendario come vero argine alle derive "antidemocratiche" evocate in questa campagna elettorale
Roma 13/05/2022Auditorium della Conciliazione. Seconda giornata degli Stati Generali della NatalitàNella foto: Giorgia Meloni (ROMA - 2022-05-13, FABIO CIMAGLIA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Preoccuparsi del pericolo per la democrazia italiana rappresentato da Giorgia Meloni non serve a molto. Alcuni la potranno usare come motivazione per il “voto utile”, ma finisce lì. Preoccuparsi costa poco, ma non vale di più.

Le madri e padri costituenti avevano ingegnato uno strumento ancora molto attuale per difenderci quando il potere si allontana troppo dal popolo: si chiama referendum abrogativo. Ci assegnarono due tipi di schede: uno per eleggere i rappresentanti, l’altro per abrogare le loro leggi quando non ci vanno bene.

È un vero peccato che le voci del progressismo italiano – da Enrico Letta in giù – seriamente preoccupate del pericolo Meloni, siano ossessionate dall’utilizzo della prima scheda, ma totalmente disinteressate o ostili alla seconda.

Facciamo l’ipotesi che un eventuale Governo Meloni volesse fare la faccia feroce sui diritti civili, magari per compensare un riposizionamento centrista su economia e Europa.
Probabilmente non si arrischierebbero a toccare le regole su unioni civili, aborto e biotestamento (che pure osteggerebbero nella pratica, in particolare l’aborto), ma si accanirebbero su temi ritenuti meno popolari come la genitorialità fuori dalla coppia eterosessuale, oppure le droghe, rispolverando il vecchio arnese delle “pene esemplari”.
A quel punto, sarebbe più efficace un’ opposizione parlamentare guidata da leader che non hanno mai mosso un dito sul tema, oppure una consultazione popolare, Corte costituzionale permettendo?

Il vero pericolo per la democrazia non ha bisogno di aspettare il futuro per materializzarsi: è già qui tra noi, ed è rappresentato del fatto che la partecipazione popolare – che siano referendum, leggi di iniziativa popolare, presentazione di liste alle elezioni – è già oggi osteggiata in tutti i modi.
In particolare, le leggi popolari non sono discusse, le nuove liste sono discriminate e ostacolate anche dal divieto di firma digitale, lo strumento referendario è stato disinnescato, con la complicità della Corte costituzionale presieduta da Giuliano Amato, anche da parte di coloro che oggi gridano alla democrazia in pericolo.
Si può sempre rimediare, o almeno si può provare subito a rimediare.

Se intanto qualche Progressista Preoccupato si occupasse di sostenere la nostra battaglia per ottenere dal Governo ciò che il Ministro Colao promette da mesi: la piattaforma pubblica per firmare gratuitamente online i referendum (e magari anche le liste elettorali, già che ci siamo).
È già tutto pronto. Manca solo la volontà politica.

Qui c’è il nostro appello al Ministro Colao da far firmare.
Poi c’è il tema degli abusi anti-referendari da parte della Corte costituzionale, che pure va presto affrontato. Insomma: preoccupiamoci di meno, attiviamoci di più!

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